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La maternità in Cina

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Questo articolo è stato scritto con l'intento di fare un po’ di luce su quella che da fuori può sembrare una vita senza ne capo ne coda.

Chi è questa? Mamma di un bel mulattino, che ha vissuto sette anni in Cina e adesso è appassionata di insegnamenti Montessoriani e pannolini lavabili?

Le cose da dire sarebbero tantissime (infatti penso che ci scriverò su un bel libro prima o poi), ma giusto per farmi conoscere un filino meglio da chi ancora non mi conosce, ecco a voi una breve presentazione e qualche curiosità sul mio passato sconfusionato.

Quando la mia storia d’amore con la Cina iniziò, ero una semplice studentessa universitaria appassionata di lingue. Andavo alle lezioni a Torino con la mia borsetta piena di appunti e ideogrammi cinesi scribacchiati centinaia e centinaia di volte. Ero semplicemente curiosa, l’economia della Cina andava così bene, indubbiamente studiare cinese mi sembrava una scelta azzeccata, ma nulla più.

Scelsi di studiare il cinese quindi, senza sapere bene dove questa scelta mi avrebbe portata. La curiosità si trasformò in passione, in sete di conoscenza tradotta in tantissima voglia di partire.

Quando l’università pubblicò il primo bando per una borsa di studio per un semestre in Cina, a Shenzhen, fui fra i primi a candidarmi.

Partii così per la prima volta verso il sud della Cina a 20 anni e tornai in Italia con un’idea fissa che divenne un’obiettivo di vita: ritornare in Cina appena possibile.

Così a quasi 23 anni mi ritrovai nuovamente in Cina, questa volta a Shanghai, con un’altra borsa di studio per altri sei mesi.

Quei sei si trasformarono, senza che me ne accorgessi, in sette anni.

Passai i primi due anni a ripetermi “ancora qualche mese poi torno in Italia”, fino a che decisi di ammettere a me stessa che quella era la mia nuova casa.

Studiai, presi la mia laurea specialistica, mi innamorai, andai a convivere, trovai lavoro e infine, inaspettatamente, diventai mamma proprio in Cina.

Come è logico immaginare, tutto è diverso nel paese che viene chiamato la Terra di Mezzo.

Il cibo è diverso, il profumo dell’aria è diverso (che nostalgia del profumo dei fiori di osmanto che si respirava ovunque a Shanghai!), l’approccio alla vita è diverso, e anche i diritti delle mamme sono ben diversi.

Lo shock iniziale di intraprendere una gravidanza così lontana da casa, in mezzo a medici che non parlano la tua lingua, fu attenuato dal grande supporto che trovai nelle altre mamme italiane e straniere che incontrai e che già conoscevo a Shanghai.

I diritti delle mamme in Italia li conosciamo ampiamente tutti, ma che diritti ha una mamma straniera in Cina?

Dovetti leggere, tradurre articoli, chiedere consigli e anche lottare per ciò che mi spettava, perciò, ecco di seguito alcuni punti  che (chissà) potrebbero tornare utili per qualche mamma italiana un giorno:

 

 

 

CURIOSITA’:

 

  • I mesi di maternità in Cina sono 3, ma se hai più di 23 anni hai diritto ad un mese in più perchè la gravidanza viene categorizzata come “late pregnancy”: ovvero, per i cinesi non sei più giovane se partorisci dopo i 23 anni, e hai quindi bisogno di un mese in più a casa per recuperare (a me è piaciuta un sacco questa cosa!). 

 

  • I medici per legge non possono comunicare il sesso del bebè. Questo è dovuto ad antichi retaggi culturali, in una Cina antica in cui le famiglie contadine preferivano avere un figlio maschio, perchè avrebbe potuto dare maggiormente aiuto in casa rispetto ad una bimba e quindi, se scoprivano di aspettare una femminuccia, spesso non portavano a termine la gravidanza. Questa tendenza si è poi aggravata con la politica del figlio unico: essendo la Cina un paese molto popoloso, le famiglie per legge potevano avere un solo figlio, e finivano quindi per prediligere i maschietti. Per fortuna questa politica è stata abolita nel 2013, ma tutt’oggi i medici per legge non possono informare le famiglie sul sesso del nascituro. Negli ospedali privati è più facile riuscire a convincerli, ma in quelli pubblici resta un grande tabù persino chiedere una cosa del genere (vieni a leggere come l'ho scoperto io!)

 

FATTI:

 

  • I permessi per le visite in ospedale: Le mamme lavoratrici, cinesi e non, hanno diritto di prendersi la mattinata o il giorno intero off da lavoro quando sono previste le visite per la gravidanza. Presentando il certificate del medico, il datore di lavoro è tenuto a pagare l’impiegata in dolce attesa al 100% ogni qualvolta si assenti per andare alle visite: queste non devono essere calcolate come giorni di malattia (che in Cina da contratto sono solamente 5 giorni pagati l’anno, presentando certificato medico, dopo di che non vengono più retribuiti salvo gravi eccezioni da concordare con il datore di lavoro).

 

  • Il periodo antecedente alla nascita: Sempre presentando un certificate medico, la gestante può richiedere di smettere di lavorare fino a 30 giorni prima della data prevista per il parto. Ci devono essere delle ragioni di salute che giustificano questa assenza da lavoro, o semplicemente un medico privato pagato profumatamente che sarà disposto a firmare qualsiasi certificato.

 

  • La maternità: Come dicevo poco su, in totale sono 4 mesi per le over 23, tutti pagati al 100%. Finiti i 4 mesi di maternità, il datore di lavoro non è tenuto a pagare nulla di più se la madre vuole prolungare il periodo di maternità.

 

  • I permessi per allattare: Una volta rientrata a lavoro, una madre ha diritto a 30 minuti il mattino e 30 minuti il pomeriggio per tornare a casa ad allattare la prole. Oppure si può concordare con il datore di lavoro di utilizzare tali minuti tutti in una volta, magari uscendo prima da lavoro o allungando la pausa pranzo. La sua utilità resta comunque a me ancora dubbia.

 

  • Assistenza sanitaria: In Cina non esiste la mutua e tutte le spese della gravidanza sono a carico delle famiglie. Gli ospedali pubblici sono veramente economici ed accessibili al più delle famiglie cinesi. Tuttavia, per una coppia di stranieri in Cina, la scelta dell’ospedale pubblico è molto spesso evitata come la peste. Partendo dai medici che non spiccicano mezza parola in inglese, alle stanze sovraffolate, la mancanza di privacy e alla difficoltà di comprendere una cultura altamente differente da quella occidentale, spinge appunto tantissime coppie (anche miste, con almeno un partner cinese) ad optare per gli ospedali privati. Qui il servizio è ottimo, la pulizia eccezionale, l’inglese parlato dallo staff eccellente, la sensazione che ti offrono è quella di essere l’unico paziente in tutto l’ospedale, ti verranno offerti caffè e regali omaggio, ma ad un prezzo davvero salato. Per legge, quando un’azienda ti assume in Cina, deve offrirti anche un’assicurazione sanitaria, ma quello che scoprimmo una volta in attesa è che al 90% dei casi queste assicurazioni sanitarie non coprono ovviamente le spese della maternità. Le coppie straniere quindi hanno due scelte: pagare cifre da capogiro per partorire in Cina, oppure tornare al paese di origine per dare alla luce la prole…

 

Ed è qui che inizia la nostra storia in tre :)

 

 

 

 

 

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