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Allattamento

La mia esperienza

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(fra alti e bassi)

Dopo quasi 14 mesi di allattamento a richiesta, Liam da qualche giorno ha deciso che basta così, non ne ha più bisogno.

Difficile dire come mi sento, è un misto fra dispiacere e sollievo. Dispiacere perché ogni giorno che passa mi dimostra quanto è grande, ogni volta è una piccola conquista verso la sua “indipendenza”, e mi manca già questa nostra piccola coccola quotidiana.

Sollievo perché temevo di dovermi ritrovare io a prendere questa decisione difficile, di interrompere l’allattamento quando magari lui non fosse stato ancora pronto a questo distacco. E anche perché il mio percorso non è stato proprio dei più facili, e quindi sono sollevata che si sia concluso così, positivamente.

 

Parlando della mia esperienza, come dicevo non sempre è stata liscia come l’olio, anzi, il primo mese è stato parecchio tosto e avrei voluto mollare. Dolori, notti insonni, ingorghi, stanchezza fisica e psicologica, tisane al finocchio. 😂

“Allattare è la cosa più naturale del mondo”.
“Non c’è niente di più bello dell’allattamento materno”.

Per me non è stato proprio così, o almeno, non da subito. Credo di aver iniziato con il piede sbagliato già dall’ospedale, perché non ho ricevuto le migliori spiegazioni ed il miglior sostegno al riguardo, aggiungici poi un puerperio passato durante il picco della prima ondata dell’epidemia, tutto chiuso, visite mediche rimandate o concesse solo telefonicamente, et voitla! Il danno è fatto.

 

Sono andata avanti a denti stretti, ripetendomi: “solo fino ai 3 mesi, fallo per lui”. Arrivata ai 3 mesi le cose andavano tutto sommato meglio.

“Solo fino ai sei mesi, arriva allo svezzamento e basta”.

I sei mesi sono poi arrivati, e a quel punto andava tutto così bene che non ho avuto nessun motivo per interrompere.

Sei mesi di allattamento esclusivo, senza neanche mai dargli una sola goccia di acqua, o camomilla, o tisana che sia... anche contro i suggerimenti di chi di più avrebbe dovuto supportare l’allattamento, come la nostra pediatra.

Alla visita del quinto mese di vita di Liam, al contrario, fui rimproverata malamente per il fatto che allattassi “ancora” il mio piccolo di notte.

“Così si prenderà il vizio, poi non se lo stacca più” furono le sue testuali parole.

“Cosa devo fare allora?”

“Quando si sveglia la notte e piange, gli dia un ciuccio, o un po’ di acqua nel biberon, la smetterà presto di cercarla e dormirete entrambi meglio. Il bambino è grande ed è cresciuto bene, non ha più bisogno del latte la notte. Durante il giorno, ogni 3 ore.”

Ero uscita dallo studio sconcertata e un po’ amareggiata.

Inutile sottolineare che la pediatra in questione è indubbiamente aderente alla “vecchia” filosofia che faceva dell’allattamento un appuntamento fisso ogni tot ore e per un tot mesi, forse la stessa che dice che tanto dopo un po’ il latte “diventa acqua”.

Nel 2020, non mi aspettavo certo un riscontro del genere da parte di un medico.

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Fu così che, nonostante l’inizio un po’ frustrante e doloroso, decisi di fare di testa mia, e continuare con l’allattamento a richiesta fino a quando avrei potuto.

Ogni mese segnava un piccolo grande traguardo per me.

Ricordo che ebbi un cedimento in un momento di crisi, penso fosse dovuto ad uno scatto di crescita, Liam piangeva spesso e io mi sentivo in colpa e inadeguata, come se le sue richieste più frequenti fossero un segnale che il mio latte non era abbastanza, e che lui avesse fame (ho poi scoperto che si trattava semplicemente di cluster feed, che fa si che la produzione di latte aumenti in vista della crescita del piccolo. Fantastica la Natura eh?! I bimbi lo fanno senza saperlo, e tutto funziona perfettamente ❤️)

In ogni caso, in quel momento ero in panico, e dopo diverse ricerche corsi così a comprare del latte in polvere della migliore marca, spendendo anche non poco, per poi buttarlo praticamente tutto via perché Liam non ne bevve più di qualche sorso.

Tornammo quindi al solo latte materno, un po' preoccupata ma segretamente contenta nel mio piccolo.

 
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Liam comunque per tutto il primo anno di vita non è mai stato un dormiglione, continuava a svegliarsi due, tre volte a notte per bere il latte, e dopo un anno di notti a singhiozzi la stanchezza iniziava a farsi davvero sentire.

Avevo iniziato persino a perdere le speranze, sentivo storie di altre mamme fortunate che dormivano notti intere, serene e tranquille dal quarto o quinto mese di vita dei loro piccoli e il mio, ad un anno e passa, ancora non ne voleva sapere di dormire più di quattro ore di fila per notte.

 

Fino a che, un bel giorno, anzi una bella notte, accadde che si svegliò, mi chiamò, ma non appena lo presi fra le mie braccia crollò di nuovo nel mondo dei sogni, senza bisogno del mio latte. Accadde una, due, tre volte.

E poi non volle più il latte di giorno, né per colazione, né per merenda o prima del pisolino pomeridiano.

Il latte era diventato solo una piccola coccola prima di andare a dormire la sera, una volta al giorno.

La scorsa settimana, messo il pigiamino e letta la storia della buona notte, mi sono seduta sulla sedia dell’allattamento con lui in braccio, ma lui si è voltato dall’altra parte e mi ha detto “No.”

Cavolo. No! No, mamma! Basta. Sono grande, non ho più bisogno del latte.

Hai aspettato a lungo questo momento, ebbene che fai ora? Sei triste? Ti commuovi?

Mi guardi così sconcertata perché?

 

Allora io mi sono alzata, l’ho messo nel suo lettino e gli ho cantato una ninna nanna.

Liam si è addormentato così quella sera, e tutte le sere dopo.

A volte mi chiedo come mai sia andata così, perché Liam abbia detto basta, quando ci sono mamme che allattano fino ai due, tre anni.

Poi penso che ogni bambino è unico, ogni storia è diversa, ogni famiglia ha il suo percorso, e va bene così.

Sono soddisfatta di essere arrivata fino a qui, e grata a Liam, per avermi evitato la terribile decisione che, chissà, forse avrei dovuto prendere io per lui da li a poco.

 

A tutte le mamme che in questo momento stanno allattando e si sentono sotto pressione perché i figli sono “ormai grandi”, a tutte le mamme che non hanno potuto o voluto continuare, a tutte le mamme che pensano di aver sbagliato o non aver fatto abbastanza.

Hai fatto il meglio per te, e quindi l’hai fatto anche per il tuo piccolo. Le mamme migliori sono quelle felici, non quelle perfette.

 

 

 

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